Assegno di Mantenimento per i Figli e per il Coniuge

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Sono in molti gli assistiti che cercano di capire come ridurre l’assegno di mantenimento figli al minimo e di contro sono altrettanti quelli che ne richiedono l’aumento. Cercheremo di affrontare entrambe le questioni ma preliminarmente è opportuno precisare che

La prima udienza in una causa di separazione personale dei coniugi è comunemente denominata “udienza presidenziale” o “udienza di comparizione” perché il Presidente, dopo aver dato ascolto ai coniugi e ai loro rispettivi difensori, è chiamato ad emettere dei provvedimenti provvisori ed urgenti che reputa opportuni nell’interesse della prole e dei coniugi. Tra questi provvedimenti rientra, ovviamente, la quantificazione dell’assegno di mantenimento in favore dei figlio.

Il Giudice, nello stabilire l’importo dell’assegno di mantenimento in favore dei figli, tiene conto di numerosi fattori, tra i quali:

  1. Le attuali esigenze del figlio
  2. Il tenore di vita goduto dal figlio in costanza di convivenza con entrambi i genitori
  3. I tempi di permanenza presso ciascun genitore
  4. Le risorse economiche di entrambi i genitori
  5. La valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore
  6. A quale genitore sia stata assegnata la casa familiare
  7. Le spese sostenute dal genitore non collocatario per il reperimento di una nuova abitazione

Inoltre, l’assegno periodico di mantenimento è oggetto di adeguamento automatico agli indici ISTAT

Fatta questa breve premessa appare doveroso trattare i singoli punti nevralgici oggetto della crisi coniugale. Prima che venga incardinato un giudizio il cliente vuole avere le idee chiare, per questo vengono rivolte al difensore quasi sempre le stesse domande:

“Avvocato, ma in caso di separazione, a chi vanno i figli? E la casa?”
Non confondete mai l’affidamento dei figli minorenni con il collocamento della prole.

L’affidamento dei figli ha riguardo alla ripartizione della responsabilità genitoriale, quella che prima chiamavamo potestà, e consiste nell’insieme dei diritti e dei doveri che un genitore ha nei confronti del figlio. L’art. 337 ter c.c. stabilisce che Il Giudice valuta prioritariamente la possibilità che i figli minori siano affidati ad entrambi i genitori.

Cosa ben diversa è il collocamento dei figli, ossia la decisione del Giudice sui tempi e le modalità di permanenza della prole con ciascun genitore, il genitore con cui i figli passeranno più tempo (genitore collocatario) si vedrà, di norma, assegnare la casa familiare, non perché sia un diritto del genitore ma perché il Giudice tiene prioritariamente conto dell’interesse dei figli, di conseguenza l’assegnazione della casa familiare segue il collocamento della prole per garantire alla stessa di continuare ad abitare in un ambiente  domestico costituente centro di affetti, interessi e consuetudini di vita.

“Avvocato, può dirmi quanto dovrò dare per il mantenimento dei figli?”

Silvia Vannini
Avvocato Matrimonialista a Roma

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Non esiste un calcolatore che ci possa garantire con certezza il calcolo preciso sul mantenimento dei figli in separazione perché i fattori che il Giudice prende in considerazione sono numerosi e spesso non prevedibili

Per comprendere bene, invece, l’istituto del mantenimento in favore del coniuge occorre prendere le mosse dalla distinzione tra separazione e divorzio.

Separazione

La separazione personale dei coniugi è una fase temporanea che sospende il dovere dei coniugi di convivere e di prestarsi reciproca fedeltà e rispetto. Non sono tuttavia sospesi i doveri di assistenza materiale quindi, l’assegno di mantenimento nella separazione, mira a garantire al coniuge economicamente più debole lo stesso tenore di vita goduto in costanza di matrimonio qualora non abbia adeguati redditi propri. Spesso è la moglie a trovarsi in questa situazione perché nel corso della vita matrimoniale ha rinunciato alle proprie aspirazioni professionali per l’interesse della famiglia e della prole.

Divorzio

Lo stesso non può dirsi per il divorzio, che rappresenta lo scioglimento del vincolo matrimoniale in toto, pertanto l’assegno divorzile sarà dovuto solo al coniuge che non sia in grado di mantenersi da solo secondo il principio di autosufficienza economica (Cass. sent. n. 11504/17 del 10.05.2017 e  Cass. sent. n. 12196/17 del 16.05.2017).

Di conseguenza, alla domanda: “in caso di separazione, cosa spetta alla moglie?” si può rispondere che al coniuge economicamente più debole che non abbia un adeguato reddito proprio idoneo a garantirgli lo stesso tenore di vita goduto in costanza di matrimonio potrà essere riconosciuto un assegno di mantenimento, beneficio questo che potrebbe terminare con il divorzio qualora il marito dimostri che la moglie è in grado di mantenersi da sola individuando: il possesso di redditi di qualsiasi specie; il possesso di cespiti patrimoniali mobiliari ed immobiliari, le capacità e le possibilità effettive di lavoro personale, in relazione alla salute, all’età, al sesso ed al mercato del lavoro dipendente o autonomo; la stabile disponibilità di una casa di abitazione.

Cosa più ardua consiste nel prevedere e calcolare l’assegno di mantenimento in favore del coniuge con precisione e certezza matematica perché questo calcolo, come per i figli, dipende da diversi fattori tra i quali: il tenore di vita matrimoniale, il reddito dell’obbligato, l’assegnazione della casa, e via dicendo.

Riduzione Assegno Mantenimento Figli

L’art. 710 del codice di procedura civile stabilisce che: “Le parti possono sempre chiedere, con le forme del procedimento in camera di consiglio, la modificazione dei provvedimenti riguardanti i coniugi e la prole conseguenti la separazione. Il tribunale, sentite le parti, provvede alla eventuale ammissione di mezzi istruttori e può delegare per l’assunzione uno dei suoi componenti. Ove il procedimento non possa essere immediatamente definito, il tribunale può adottare provvedimenti provvisori e può ulteriormente modificarne il contenuto nel corso del procedimento.”

La modifica delle condizioni di separazione può essere richiesta nel caso in cui sopraggiungano nuove circostanze di fatto o di diritto rispetto a quelle esistenti al momento dell’emissione sentenza, oppure nel caso in cui sussistano già delle circostanze che non sono state tenute in considerazione dal Giudice in sentenza.

Spesso la richiesta del cliente è mirata ad ottenere una

Spesso la richiesta del cliente è mirata ad ottenere una diminuzione dell’assegno di mantenimento dovuto ai figli o/e al coniuge a causa della perdita del lavoro, per motivi di salute, in ogni caso per il peggioramento della situazione economico reddituale dell’obbligato.

Per completezza va precisato che le modifiche riguardano anche la richiesta di aumento del mantenimento per via di un miglioramento della situazione economica di chi è obbligato a corrisponderlo, tuttavia, la crisi economica che stiamo attraversando, rende molto più numerose le richieste di diminuzione anziché di aumento.

L’esempio classico di revoca del mantenimento nei confronti del coniuge si ha nel caso in cui questi abbia iniziato una convivenza stabile con un’altra persona, convivenza paragonabile ad un unione matrimoniale. In questo caso il coniuge non avrà più diritto al mantenimento da parte dell’altro.

Ulteriori motivi per cui è possibile chiedere una diminuzione del mantenimento dovuto ai figli e al coniuge possono essere:

l’avvenuto licenziamento, il passaggio da un lavoro full time a part time, un tracollo finanziario o fallimento, il pensionamento, motivi di salute che onerano l’obbligato a spendere il proprio denaro in cure.

Per quanto riguarda, invece, la costituzione di un nuovo nucleo famigliare e la conseguente richiesta di diminuzione dell’assegno per nascita di nuovo figlio recentemente la Corte di Cassazione si è espressa in tal senso: “Se è vero che la giurisprudenza riconosce che la libertà di formare una nuova famiglia dopo la separazione o il divorzio costituisce l’espressione di un diritto fondamentale sancito dalla Costituzione e dall’ordinamento sovranazionale e se è vero altresì che la stessa giurisprudenza non riconduce automaticamente alla formazione di un nuovo nucleo familiare l’effetto di determinare una riduzione degli oneri di mantenimento dei figli nati precedentemente alla nuova unione familiare è altresì pacifico che la formazione di una nuova famiglia e la nascita di figli dal nuovo partner, determinando la nascita di nuovi obblighi di carattere economico, deve essere valutata come circostanza sopravvenuta che può portare alla modifica delle condizioni stabilite nella separazione o nel divorzio ovvero nel provvedimento del giudice in merito al mantenimento dei figli nati da una unione di fatto”. Cass. civ., sez. VI, 12 luglio 2016, n. 14175

Aumento Assegno Mantenimento Figli

Così come è possibile chiedere una diminuzione del mantenimento è legittimo anche chiedere, ex art. 710 c.p.c., un aumento del mantenimento dovuto al coniuge e ai figli qualora vi siano i presupposti.

Un motivo per cui può essere chiesto al Giudice di disporre un aumento del mantenimento in proprio favore o in favore dei figli consiste nel miglioramento significativo delle condizioni economiche dell’obbligato oppure nel peggioramento della situazione finanziaria di chi ne ha diritto.

Altro motivo classico per cui può essere richiesta la modifica consiste nell’aumentare delle esigenze dei figli. Il costante orientamento giurisprudenziale ha stabilito che detto aumento è direttamente collegato alla crescita del figlio e allo sviluppo di una sua personalità, dato che il minore in tenera età non è in grado di manifestare le proprie ambizioni, la richiesta di aumento non ha bisogno di una specifica dimostrazione ma è solo necessario che l’aumento dell’assegno trovi portata nelle disponibilità economiche dell’obbligato.

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